PRIMO TEMPO

Primo movimento

Narciso è uno spirito ribelle e indipendente. Bellissimo e puro nell'aspetto, padrone di sé e della natura che lo circonda. In una assoluta quanto pericolosa impennata d'orgoglio sfida gli dèi che in cambio della libertà, della bellezza, dello spirito indipendente gli chiedono di procreare, come fanno gli alberi, le piante, gli animali. Quasi avessero bisogno dei suoi figli perché la specie umana potesse continuare ad adorarli.

Ma Narciso vuole esercitare fino in fondo la sua libertà. Si rifiuta alla volontà degli dèi: decide di non voler mettere al mondo nuovi fedeli.

Secondo movimento

Gli dèi tentano Narciso facendoali incontrare una vergine devota, bellissima e candida: si chiama Eco. La fanciulla si innamora di Narciso e con la bellezza e la discrezione di una farfalla lo incanta. 1 due vivono insieme momenti bellissimi, in perfetto accordo con la natura.

Eco è abbagliata da Narciso e si cancella in lui: ripete incantata ogni parola, ogni suono che esce dalla bocca del giovane.

Narciso, col passare dei giorni, ascoltando di continuo la ripetizione delle sue stesse parole sulla bocca di Eco ha l'impressione di essere solo. Eco, al contrario di lui, non conosce l'orgoglio, si annulla nel suo innamorato. Il giovinetto finisce cosÏ per annoiarsi e la abbandona. Eco, per il dolore, svanisce diventa pura voce. Una voce che si perde nello spazio per le vallate.

Gli dèi hanno perso la sfida: Narciso non sarà mai padre.

Terzo movimento

La vendetta del cielo non si fa attendere Narciso, pieno d'amore ma solo, si innamora del proprio volto riflesso in uno specchio d'acqua. Nel tentativo di baciare la propria immagine Narciso affoga. Per i desolati spazi intorno a quell'acqua fredda e profonda, vaga eterna la voce di Eco.

Madre, mi hai partorito d'estate in uno schianto di risate...

 

SECONDO TEMPO

Primo movimento

Vi si narra il destino di un uomo buffo, nato in un mondo che ha bisogno di lui. Guerre, questioni insolvibili, ragioni dell'uno e dell'altro rigidamente contrapposte. Gli dèi vogliono che un elemento di disturbo, un individuo strano, introduca l'ironia, l'ilarità, la sregolatezza.

Vogliono fondare una nuova città, Neapolis, dalla quale far espandere nel pianeta l'irrisione, l'irrazionale. Allo scopo, il popolo dei Sanniti, situato nella zona intorno al Vesuvio, mette incinta una donna dal cui ventre nascerà il Buffo, chiamato Caramella.

Ma Caramella vuole sottrarsi al proprio destino di buffone: sente di avere il diritto di prendere sul serio la propria esistenza, di poter non ridere e di non voler far ridere. Falliscono i suoi goffi tentativi di essere "serio, austero e tragico": affranto consola la propria malinconia con un canto muto, una voce interna che solo lui sa ascoltare.

Secondo movimento

Pur di sottrarsi al Fato Caramella scappa dalla sua città; si nasconde; vive in miseria; finisce in Frigia dove farà il barbiere di un sovrano tiranno, severo e ingordo: il re Mida. In un paese martoriato dalla tirannide, un paese dove nessuno ride, il Buffo si sente al sicuro da ogni tentazione di ilarità, da quelle crudeli leggi del Fato.

E invece proprio qui un giorno tagliando la barba al suo padrone, CarSmella scopre il buffissimo segreto del re Mida: due ridicole orecchie d'asino che il crudele tiranno tiene nascoste al suo popolo: guai se il barbiere rivelerà il segreto al mondo, verrà bruciato vivo avvolto in una camicia di pece.

 

Terzo movimento

Caramella fugge via anche dalla Frigia terrorizzato dalla paura di essere messo al rogo perché fatalmente spinto dal suo istinto a rivelare la buffa verità del tiranno. Si rifugia in un deserto e là scava una buca, ci ficca dentro la testa per urlarci e seppellirci il suo segreto.

Ma il cielo è più forte di lui. Anche in quel luogo lontano e solitario, gli dèi riescono nella loro impresa. Il Buffo, senza volerlo, riesce a far ridere l'umanità. Il destino si è compiuto. Caramella è disperato e soltanto la voce della madre saprà consolarlo e consegnarlo rassegnato alla sua maschera di buffo.